Pubblicato da: simonasissi su: marzo 26, 2010
In principio era la shopper I’m not a plastic bag che fece della borsa in cotone un oggetto cult. Oggi Anya Hindmarch ci riprova, presentando Wine Tote, la borsa per gli amanti ecofriendly del vino.
Oltre ad Anya però, un’incredibile quantità di idee per fashion e green addicted si sono affacciate sul panorama internazionale.
Mare, avventura, libertà e tradizione per le creazioni di Elena Filippini per Kevlove: borse, borsoni e sacche da marinaio create riutilizzando le vele delle imbarcazioni, kevlar, dacron, carbonio, grilli e ganci nautici (la mia è arrivata da poco ed è meravigliosa!). Pezzi unici realizzati seguendo i gusti della clientela con una passione ereditata dal papà che nel 1959 crea la Veleria Velnova, e la fiducia in un futuro diverso e più sostenibile.
Si chiama Big Bubble Bags il marchio italiano nato dall’idea di riciclare i materiali plastici di scarto della Tecnopack, azienda leader nei materiali di imballaggio: nasce così il Laplam, materiale in plastica riciclata ed aria, leggerissimo e resistente, ideale per creare queste borse rifinite a mano e proposte in tre collezioni, Eco Classic, la prima nata, Eco trip composta da tre borse da viaggio, ed Eco-chic che propone modelli più ricercati.

Cosa dire poi del brand americano Ecoist, che realizza borse utilizzando intrecci di carte di merendine e di bevande, vantando anche la piena collaborazione di marchi come Coca Cola! Per ogni borsa venduta inoltre viene piantato un albero, e siamo già arrivati a quota 80 mila…
E per finire una grande parentesi sul riciclo del PVC: senza niente da invidiare alle famose eco-borse Freitag, una serie di progetti tutti italiani che utilizzano i banner pubblicitari per realizzare borse colorate resistenti ed eco-friendly. Da Garbagelab a ProgettoContinuo fino al progetto “Malefatte… di città di Venezia”, ideato dallo staff dell’Ufficio Grafico del Comune di Venezia e realizzato in collaborazione con l’Ufficio Servizio Civile e con la cooperativa Rio Terà dei Pensieri, che dal 1994 svolge attività di formazione professionale, spesso unita alla produzione di manufatti, all’interno delle carceri della città lagunare.
A voi la scelta!
Pubblicato da: stefystreghetta su: marzo 10, 2010
Scoperti tempo fa mentre preparavo l’articolo dedicato a Maria Antonietta per questo blog, perchè si sostiene che siano stati i suoi dolci preferiti; i macarons sono dei dolcetti a base di farina di mandorle, zucchero vanigliato ed albumi farciti con creme ai vari gusti (non hanno nulla a che spartire con i baci di dama!).

A seconda del sapore, c’è un colore (ma non è una regola rigida), basta mettere del colorante alimentare durante la preparazione ed il gioco è fatto.
In rete si trovano blog, siti, immagini che ne celebrano la bontà e al tempo
stesso la difficoltà; proprio per questo motivo dopo aver scovato la farina di mandorle, non sapevo proprio a che santo votarmi perchè questi dolcetti sono una vera e propria opera d’arte in miniatura e per essere veri macarons devono avere delle caratteristiche ben precise…un occhio a internet e lo si nota subito… per quanto mi riguarda missione compiuta (non ho fatto foto
però) aspetto solo che domani li assaggi la nonna!
Pubblicato da: simonasissi su: febbraio 16, 2010
Pubblicato da: simonasissi su: gennaio 19, 2010
Coil Lamp è una lampada in kit creata da Craighton Berman. Assolutamente geniale, dato che la struttura è costituita dal filo della lampada stessa.
Coil Lamp è disponibile sia in versione montata a 150$ che in kit da montare a 75$ .
Pubblicato da: stefystreghetta su: gennaio 5, 2010
Negli ultimi due anni, faccio riferimento a quelli appena trascorsi, sono stata in Toscana due volte, la prima speranzosa di trovare luoghi simili a quelli del film “Io ballo da sola”, anche se la zona non era proprio la stessa, la seconda ben convinta che non c’è posto migliore per trascorrere momenti unici; sono stata a Sarteano, cittadina poco nota al grande pubblico ma luogo strategico se si vuole visitare la Val D’Orcia e poi Pienza, Cortona, Montalcino, gli stabilimenti termali (qui c’è davvero l’imbarazzo della scelta) e fare anche qualche breve deviazione nella vicina Umbria…
Visitata in due momenti diversi, tra loro agli antipodi, rispettivamente in estate e in inverno, ciò che resta negli occhi sono i colori della natura e sulle labbra il sapore dei frutti che la terra offre, da amante del vino posso affermare con certezza che la Toscana ne offre una varietà che fa felici tutti i palati anche i più esigenti, ma non si limita a questo ed è riduttivo il solo pensarlo, la grande varietà di zuppe della tradizione toscana ne sono la perfetta testimonianza.
Veniamo però a consigli più pratici, se vi va di andare da quelle parti non potete che soggiornare da Gianni ed Enrica presso l’agriturismo La Ghiandaia (www.laghiandaia.it) a Sarteano; potrei elencare mille e più motivi che mi spingono a consigliarvi questo posto mi limito a quelli che considero i fondamentali; sembra di essere a casa propria perché l’ospitalità non è una facciata ma la realtà e, la cucina di Luisa è semplicemente da 10 e lode, gustosa e rappresenta un valore aggiunto da provare!!!




Pubblicato da: simonasissi su: dicembre 16, 2009
Oggi non è stata una buona giornata, e quando qualcosa non va per il verso giusto come per un incantesimo tutto quanto ti rema contro. Aggiungi le feste, la confusione, le riunioni di famiglia di cui non hai proprio voglia e il gioco è fatto. Liste infinite di regali, di persone da non dimenticare –che poi se le metti in una lista da non dimenticare non sono poi così importanti no?- corse e traffico e…..

……E come sempre, anche quest’anno il Natale arriverà e se ne andrà ad una velocità stratosferica. È quasi più il tempo che passiamo a comprare regali, addobbare la casa, scrivere bigliettini d’auguri che la concreta durata del Natale. Ventiquattro ore, una miriade di pacchettini, la gente che si finge più buona, quella che più buona lo è davvero, quella che non gliene frega niente, e nel giro di una giornata tutto finito, si torna come prima. Niente più luci, niente più addobbi, la normalità insomma.
Però, se si è parecchio fortunati, il cielo a Natale diventa chiaro, l’aria ha quel profumo strano, particolare, il profumo della neve e tutto diventa così silenzioso, etereo, così…, bianco! Questo mi piace del Natale, e la gioia dei bambini e perché no, anche di qualche adulto, nello scartare i regali e nel trovare proprio quella cosa lì, quella che mi piaceva tanto, quella che “ma come hai fatto a indovinare?”, e lo stare insieme, e il fare a gara col telefono in mano per chiamarsi proprio a mezzanotte spaccata per farsi gli auguri, e il leggere quel messaggino che non speravi più che arrivasse, e le lacrime per chi il Natale con te non lo può più festeggiare ma che è sempre lì, nella tua anima, nei tuoi ricordi, lassù nel tuo pezzetto di cielo insieme agli angeli. Questo mi piace del Natale.
E anche se oggi è stata una giornata di quelle la, di quelle che ,quando te lo chiedono rispondi che è andata mediamente bene perché non ti va proprio di dire male, di quelle che ti senti come quando un treno ti è passato sopra e che di parlare non ne hai proprio voglia, ho pensato che magari a Natale nevicherà, che le cose si aggiustano sempre prima o poi, che quest’anno di sicuro non sarò più buona, e neanche migliore, ma un po’ più me stessa , più amata e, forse, anche un po’ più felice. Non è proprio così male, no?!
Buon Natale!
Pubblicato da: simonasissi su: novembre 6, 2009
Pubblicato da: stefystreghetta su: ottobre 22, 2009
Nata anni fa la mostra mercato del Castello di Belgioioso, vicino Pavia, è il punto di riferimento per chi ama l’abbigliamento e gli accessori vintage. Abiti anni ’50, borse che profumano di vera pelle, morbidi foulard di seta, bauli un tempo nascosti in vecchie soffitte questo e altro ancora propongono gli espositori presenti al Castello due volte l’anno, ad Aprile e Ottobre.
Ma perchè vintage? Il termine coniato, inizialmente, per i vini vendemmiati e prodotti nelle annate migliori, è poi diventato sinonimo dell’espressione d’annata; con la parola vintage si intende la moda d’epoca intesa come patrimonio storico e culturale rappresentato da capi d’abbigliamento, accessori e bijoux; l’abito o l’accessorio che si differenzia e contraddistingue dal generico “second hand” (l’usato) poiché la caratteristica principale non è quella di essere stato utilizzato in passato quanto piuttosto il valore che progressivamente ha acquisito nel tempo, per le sue doti di irripetibilità nonché per essere testimonianza dello splendore di un’epoca passata e per aver segnato profondamente alcuni tratti iconici di un particolare momento storico della moda.
Passeggiare per gli spazi espositivi del Castello è come camminare per le varie epoche della moda: si passa dal vintage dei colorati anni ’50, alle stampe degli anni ’60 fino all’abbigliamento dei favolosi anni ’80 tutto lustrini e paillettes; ogni singolo capo rimanda a un’epoca e racconta la storia di un periodo

, di un luogo, di un momento.